Tutto comincia Mercoledì 21 Maggio 2008: luogo, Libreria Eleutera.
Autori: I ragazzi di Prima Media della Scuola “ R. Resta” di Turi(BA).
Insegnanti : Mavi, Sabina, Teresa.
Progetto Lettura e scrittura creativa
Lettura a più voci del 1° capitolo del libro “ Lo scrigno dei sogni” di Rigoberta Menchù, e poi scrittura libera sui temi estrapolati.
I ragazzi sono stati straordinari, e vi invitiamo a scoprirlo, leggendo le loro riflessioni.
Ecco arrivare dal cielo…
Sono con mio nonno in un campo di fiori dai colori più belli e sgargianti, dalla cui bellezza si resta ipnotizzati. Rosso fuoco del papavero, verde smeraldo dell’erba e il giallo limone della margherita.
Sono nel cuore di questo meraviglioso campo. Parliamo e nel bel mezzo del limpido cielo vola un uccello.
Un verso armonioso, irreale, magico che si avvicina sempre più al letto del nonno, snello, morente. Entra dalla finestra e lo accarezza facendolo sognare, volare fra i pensieri e i sentimenti chiusi nel suo aperto cuore, Il nonno è un angelo, vive fra gli angeli, è giovane.
Il suo coraggio non l’ha abbandonato e guarda gli occhi verdi (come mele appena colte in una giornata d’estate) del suo nipotino. Insieme vedono le ali morbide come cuscini di un uccello, che svolazza leggero nella giornata d’estate. Il volo è leggero, come quello di una piuma nell’aria, spinta dal vento.
Il nonno cammina nella fantasia, si alza di scatto e si sgranchisce le braccia e le gambe, si affaccia alla finestra, da cui si irradia una luce stanca, impolverata.
Giantornado gioca con il nonno in un campo pieno di falchi che cascano. Improvvisamente dal cielo vedono arrivare uno strano uccello bianco con petto un cerchio arancione, una specie di sole. Lo chiamano “Ababuca”. L’ababuca si alza in volo e sotto l’ala ha i colori della pace.
La mattina era candida con il sole che riscaldava, un sole che avrebbe trasformato una giornata nera in una splendida, che non si vedono facilmente. Le nuvole giocavano a rincorrersi come una maestosa chioma di zucchero filato. L’umore del nonno cambiò e, lentamente, si lasciò cadere al suolo. In lontananza c’era un magnifico animale, che mi sembrava di avere già visto in uno dei miei meravigliosi sogni, rinchiuso nella fabbrica dove conservo quelli più splendidi e magici.
Si ode un verso squillante, melodioso, armonioso, simile al suono di una tromba durante l’Aida: Un uccello: le ali maestose come una quercia secolare che ha vissuto molte avventure e conosciuto grandi Imperatori. Mio nonno è un dio, il più forte, il più saggio, il più potente.
Il nonno non muore. Era molto malato ma è riuscito a superare questa difficoltà con molto coraggio, senza perdere la speranza. Sapeva che non avrebbe mollato tutto e tutti noi, la sua bellissima famiglia. Quando è tornato a sorridere, a parlare e a raccontare le sue emozionanti avventure, io mi sono addormentata e ho sognato un fantastico uccello QUEREZY, era di un colore verde-azzurro che splendeva alla luce del sole, ogni volta che spiccava il volo con le sue ali bianche di pace e serenità.
Il nonno decise di fare una passeggiata con il suo nipotino lungo il mare. Mentre passeggiavano, videro un grande uccello che svolazzava libero nel cielo, era bellissimo, era color fiamma con alcune piume dorate e una lucente criniera di colore arancio. Nel cielo tramontava il sole in un immenso mare, coccolato dalle onde. Il grande uccello si posò sul braccio del nonno, cinguettando una graziosa melodia, suo nipote stupito dal grazioso uccello, lo accarezzò felice pensando sarebbe rimasto solo nel suo scrigno.
Il nonno oggi è molto allegro come un sole che splende nel cielo all’alba, chiaro ma, allo stesso tempo, brillante, luminoso e scintillante.
Il nonno ed io siamo in un bellissimo prato, pieno di fiori colorati, sgargianti, che mettono allegria. Insieme si stendono sul prato e guardano il cielo: un’immensa distesa di azzurro, in cui volano tanti uccelli. Tra tutti uno colpisce il ragazzo: un glu-glu, un uccello molto bello ed elegante, dalla coda color oro, piume variopinte dal petto rosso acceso come un sole al tramonto. Jeims si meraviglia dell’uccello, vorrebbe dirlo al nonno, ma questi si era addormentato, dopo una lunga giornata di lavoro.
… Vedemmo all’improvviso nell’immenso cielo azzurro un uccello dalle ali d’oro. L’uccello d’oro si avvicinò a mio nonno e gli chiese il suo desiderio; lui rispose che voleva soltanto la felicità dei suoi parenti. Poi si avvicinò a me e fece la stessa domanda. Io risposi: non ho alcun desiderio perché sono felice con la mia famiglia qualsiasi cosa mi possa accadere, loro sono la mia felicità.
L’uccello d’oro sentendo queste parole se ne andò.
All’improvviso, sdraiata sul mio letto, caddi in un sonno profondo e sognai la famosissima sirena dai capelli biondi che alla luce brillano come il sole nel cuore del cielo fra candide nuvole, dolci come lo zucchero filato. Mi svegliai nel pieno della notte, mi alzai dal letto e percorsi la lunga strada per l’oceano. Arrivai e mi rannicchiai sulla sabbia, guardando la grossa luna nel cielo.
Dopo un po’ alzai lo sguardo e vidi la sirena dei miei sogni ferma su di uno scoglio in mezzo al mare. Vidi la sua ombra scura ma riuscii a riconoscere i suoi splendidi capelli. Lei mi guardò con il suo sguardo luminoso, la sua pelle liscia come la seta e gli occhi profondi come l’oceano blu dove mi trovo. Sorrise ed io provai in un attimo sollievo, paura e tenerezza. D’un tratto mi chiamò la mia nonna, la sirena mi fece l’occhiolino e con un salto meraviglioso che sembrava un uccello sgargiante, se ne tornò nel suo mondo incantato, dove i raggi del sole arrivano fino ai fondali.
So che alla stessa ora, la sera dopo, potrò rivederla.
Il nonno si stese su un prato di spighe e incominciò a sognare perennemente. Sognò un uccello che nell’aria apriva le sue grandi ali, guizzando di qua e di là, lasciandosi portare dal vento in posti nuovi e sconosciuti.
Il ragazzo vide sotto una quercia uno spaventoso lupo mannaro. Aveva denti aguzzi e appuntiti e degli occhi gialli e spalancati che lo fissavano. Impallidì dalla paura ma non chiamò nessuno in aiuto, rimase lì, fermo, anche se temeva ogni sguardo del lupo. I battiti del suo cuore accelerarono: si sentiva uno scoiattolo impaurito. Il tempo scorreva lento e pensava che ormai quella fosse la sua fine. Solo il papà, il più coraggioso di tutti avrebbe potuto affrontare lo sguardo minaccioso del lupo.
Dopo una lunga giornata di lavoro sotto il caldo sole rosso, il nonno si stese lentamente con le braccia incrociate dietro il capo. Mentre aveva gli occhi chiusi sentì uno strano fruscio che si avvicinava. Guardò a destra e a sinistra mentre cercava di far rallentare i battiti del suo cuore che aveva perso tranquillità. Il rumore si faceva sempre più vivace e vivo. Vide il grande animale leggendario: l’ariete –tartaruga che compiva magie buone o disastrose in base ai comportamenti degli abitanti del villaggio, abbagliando gli occhi. Subito tutto si fermò, il sole ritirò i suoi raggi mentre le nuvole si rincorrevano e il vento faceva capolino fra il manto dorato del grano appena coltivato. Il nonno si avvicinò all’animale e quello lo morse. Capì che il glorioso animale dal manto smeraldo gli aveva reso l’immortalità.
Ed ecco, il nonno si accascia al suolo dopo una lunga giornata. Il suo falco ritorna sul suo braccio dopo la battuta di caccia, senza preda. Ibraim, 11 anni, si sveglia udendo il lungo grido del nonno che lo invita ad alzarsi. Il vecchio falco spicca il volo, libero nel cielo, sognando ad occhi aperti serpenti, ratti e carcasse di animali. Improvvisamente un suono mai sentito in quelle zone, degli uomini si avvicinano con un grande oggetto fra le mani. Ancora quel suono...Ibraim si nascose.
Il nonno si stese su di un prato coperto di fiori. Sognò la sua nipotina che rincorreva l’uccello più raro di quel paese indiano: aveva piume di vari colori. Il petto era rosso, come quando il sole tramonta. L’uccello voleva dare un messaggio alla bambina, lei non lo capì, rise e lo rincorse ancora più velocemente. Ad un tratto tutto fu chiaro: doveva diventare una maestra per tramandare le tradizioni del suo popolo. Corse dal nonno, lo svegliò e...
Il nonno decise di fare un a passeggiata con il nipotino. Alzando il capo in su videro un grande uccello che volava libero nel cielo. Il sole era caldo e ammirare l’uccello era meraviglioso. All’improvviso planò e si mise davanti a loro: aveva colori molto vivaci, era un bellissimo falco. Giunse la sera e non avrebbero mai voluto lasciarlo. Diventarono amici. Non avevano mai provato un’emozione così bella.
La pianta della vita del nonno ritirò in sé la linfa. Il lungo sonno era giunto, la primavera era vicina, bastava guardare il suo corpo immobile e sereno per capire che quel luogo era vicino, bastava guardare con occhi diversi, occhi di gioia e non di dolore. La bimba trovò in un momento di tristezza un istante di felicità con il suo sogno
Era in una foresta e, con un battito d’ali poco accennato, ecco arriva un bellissimo uccello, il regale principe del cielo, il Flavera. Guardandolo lei era incantata, voleva condividere l’apparizione del principe del cielo. Vide la nonna. Cercò di chiamarla ma non ci riuscì. Prese una fragola e il Flavera si posò sul suo braccio per guardare il frutto prelibato. In quel momento vide qualcosa di magico: il suo piumaggio era rosso, pareva uno specchio in cui prevaleva il sole più bello ma era buono, non bruciava gli occhi, li ammaliava. Poi l’uccello volò via sfiorando le foglie degli alberi e rompendo l’aria piena di nebbia.
Si sveglia e il buio della capanna l’avvolge timidamente.
Al prossimo appuntamento ( Alina Laruccia)
Domenica 25 Maggio alle ore 10,00 appuntamento con tutti i titolari dei Presidi di Puglia presso la Masseria Il Melograno , per l'annuale incontro di verifica, scambio e conoscenza di vecchi e nuovi presidi.
La giornata sarà caratterizzata dalle testimonianze dei nuovi presidi, dalle comunicazioni della Associazione sulle attività generali e da un dibattito e una riflessione collettiva sul tema della IDENTITA' proposto dalla socia Vanna Cotturri.
Da mercoledì 21 Maggio 2008,
dalle ore 15 alle 17,30
laboratori di lettura e scrittura creativa
a cura di Alina Laruccia
Libreria- Agenzia Letteraria Eleutera
classi I media S. " R. Resta" di Turi
Il Circolo Didattico " P De Donato Giannini "
Scuola Primaria di Turi(BA)
Gli alunni di Quinta Classe

Sono lieti di invitarCi nel " PAESE DEI BAMBINI"
Giovedì 15 Maggio 2008
Cortile della Scuola Elementare, ore 17.15
Mio fratello che guardi il mondo
e il mondo non somiglia a te
mio fratello che guardi il cielo
e il cielo non ti guarda
se c’è una strada sotto il mare
prima o poi ci troverà
se non c’è strada dentro il cuore degli altri
prima o poi si traccerà
sono nato e ho lavorato in ogni paese
e ho difeso con fatica la mia dignità
sono nato e sono morto in ogni paese
e ho camminato in ogni strada del mondo
che vedi
Mio fratello che guardi il mondo
e il mondo non somiglia a te
mio fratello che guardi il cielo
e il cielo non ti guarda
se c’è una strada sotto il mare
prima o poi ci troverà
se non c’è strada dentro il cuore degli altri
prima o poi si traccerà. (Ivano Fossati)
Ode alla vita
Lentamente muore
chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno
di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi e' infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza
per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita
di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge, chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande
sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde
quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà
al raggiungimento
di una
splendida felicita'.
(da Poesie d’amore e di vita, 2001
Pablo Neruda )
Viaggio intorno alla scrittura e alla lettura
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alinalaruccia[at]libero.it