Nel centenario della nascita a Belluno dello scrittore Dino Buzzati, mi piace riportare qui alcuni brani tratti da un racconto a me molto caro. In questi giorni smarriti, di specchi che si infrangono e parole che perdono colore e dignità, questa storia restituisce all'anima un calore che sembrava perduto. (Alina ).
Vorrei che tu venissi da me in una sera d'inverno e stretti insieme dietro i vetri, guardando la solitudine delle strade buie e gelate, ricordassimo gli inverni delle favole, dove si visse insieme senza saperlo...
Vorrei con te passeggiare un giorno di primavera, nei quartieri della periferia e che fosse domenica. In tali contrade sorgono spesso pensieri malinconici e vaga la poesia, congiungendo i cuori di quelli che si vogliono bene...
Vorrei anche andare con te d'estate in una valle solitaria. E strappare i fiori dei prati e qui distesi sull'erba, nel silenzio del sole, contemplare gli abissi del cielo...
Vorrei pure con te sottobraccio attraversare le grandi vie della città, in un tramonto di novembre, quando il cielo è di puro cristallo. Noi manderemo senza saperlo luce e gioia e tutti saranno costretti a guardarci, non per invidia e malanimo, bensì sorridendo un poco, con sentimenti di bontà, per via della sera, che guarisce le debolezze dell'uomo...
Ma tu, adesso ci penso, sei troppo lontana, centinaia e centinaia di chilometri difficili a valicare. Tu sei dentro a una vita che ignoro e altri uomini ti sono accanto, a cui probabilmente sorridi, come a me nei tempi passati. Ed è bastato poco tempo perchè ti dimenticasi di me. Probabilmente non riesci più a ricordare il mio nome. Io sono ormai uscito da te, confuso fra le innumerevoli ombre. Eppure non so pensare che a te, e mi piace dirti queste cose.
Giorni fa mentre mettevo un po' d'ordine tra antiche carte, è venuta fuori una brochure: era la commemorazione spirituale e poetica dell'indimenticabile poeta Dino Bianco, prematuramente scomparso nell'aprile del novanta.
Confesso che ho provato un gran brivido dentro. E le parole di una sua poesia mi sono salite alle labbra, come una verità senza tempo.
Ci sono momenti nella vita in cui ti guardi intorno e non ti piace quello che vedi. Stagioni che si confondono; amici ( ! ) che si confondono, quello che è vero è falso e quello che è falso non è mai stato vero.
E allora scopri che scrivere è davvero l'unica speranza rimasta, un luogo dell'anima che partorisce i sogni e li regala a coloro che ne sentono il bisogno. Tutto il resto non conta, non ha colore...
E così ecco la poesia di Dino Bianco, so che anche a Rino Valerio farà piacere ricordarla, e ricordare con me un caro amico.
La poesia non è un passatempo
è una malattia dell'anima
la porti addosso come la febbre
non si può guarire e si muore.
Dio si nasconde- tu non lo trovi,
Dio ti parla- tu non rispondi,
gli amici ti lasciano- tu ne hai bisogno
sei solo (gli amici! )
a Dio vuoi somigliare- mangi la mela
( la mela la mela del giardino! )
Cosa ti devo dare popolo mio ?
Ti posso dare le mie parole
un po' del mio cuore la speranza.
Del mio paese non ho capito tutto
nè del mio cuore nè della mia mente. ( Dino Bianco )
E' un luogo magicamente caro, la foresta di Mercadante.
Ci si va per inseguire il fresco, ma non solo.
E' anche un'immagine solare dell'anima, con la sensazione quasi di " girare in calesse tra boschi di rose".
Un uomo e una donna, un tavolino all'aperto, a dividere pizza e parole amiche.
Gran brivido, l'amicizia. Non una dittatura acquattata in un fortino senza mura.
Confini aperti, perchè lo spirito sia libero di navigare gli spazi eterni del cuore.
L'uomo parla e la donna ascolta, sembra smarrirsi d'emozione, anche l'aria intorno respira piano, perchè
nessuna parola possa perdersi d'incanto...
Ci sono giorni in cui i sentimenti diventano colori.
All'aspetto sembrano innocui, ma ti entrano dentro, ovunque.
Quelli di Mercadante hanno i colori dell'arcobaleno, spero non sbiadiscano mai.
Viaggio intorno alla scrittura e alla lettura
vuoi scrivermi?
alinalaruccia[at]libero.it